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Urs Fischer: il Ratto delle Sabine

Urs Fischer, il Ratto delle Sabine

Oggi ho deciso di parlarti di Urs Fischer: classe 1973, nasce a Zurigo, artista eclettico ed abbastanza discusso per le sue scelte artistiche.

Nelle varie correnti artistiche dove si possono collocare i suoi lavori?

Ad un primo sguardo le sue opere possono essere collegate all’Arte Povera. Questo rimando alle correnti artistiche del ventesimo secolo avviene perché l’artista utilizza materiali della vita quotidiana che spesso deperiscono nel tempo.

Il lavoro di Fischer non è interessato a mettere in risalto solo l’idea quasi eliminando l’opera, come accadeva ad esempio per l’Arte Concettuale, anzi per lui è essenziale mettere in scena la tecnica artistica rendendo lo spettatore partecipe.

E’ un artista che cerca di coniare le proprie idee con la materia, non si concentra tanto sui concetti intellettuali che stanno dietro al lavoro e non è nemmeno interessato al contenuto simbolico dei materiali che utilizza. Vuole rendere solida l’immaterialità delle sue idee attraverso l’utilizzo e la messa in scena del materiale. Fa ricerche sui vari mezzi tradizionali dell’arte per poterli trasgredire, tutto ciò grazie all’attenzione che pone sui generi classici della storia dell’arte.

Jet Set Lady  di Urs Fischer
Jet Set Lady © Urs Fischer

Inoltre parte dei suoi lavori hanno una durata pari a quella che la natura concede loro, cioè hanno un tempo limitato perché creati con materiale organico e non “vogliono” durare più di quello che la natura consente loro di fare. Ogni opera di Fischer ha un tempo di fruizione diverso dalle altre, che può essere di lunga durata (come un dipinto normale) o limitato alla durata dell’esposizione.

Quindi tutti i lavori di questo artista hanno un proprio tempo, che è considerato “tempo dell’opera“.

Con le sue opere riesce a ricreare un mondo nel quale lo spettatore si sente coinvolto e questo coinvolgimento raggiunge il culmine con le statue in cera dove ci rende testimoni del loro processo d’evoluzione, della loro metamorfosi.

Tutti i materiali che utilizza (cera, alluminio, argilla, polistirolo) devono rivelare i segni di un processo, che sia esso reale o immaginario. Si può sostenere che Fischer sia un artista innovativo, per il semplice fatto che gli piace sperimentare con l’utilizzo di nuove pratiche artistiche; per realizzare tecniche che lo soddisfino impiega anche diversi anni. Allo stesso tempo, però, Urs Fischer può sembrare anche un “artista spettatore“. Questo si può notare nelle opere dove vuole mostrare il passaggio ed il trascorrere del tempo. Durante la “messa in scena” nelle mostre, le opere si trasformano e noi non riusciamo a prevedere come il lavoro si concluderà, la scultura rimane sempre presente ma assume una forma diversa. Fischer rimane, come lo spettatore, a guardare il processo di conclusione del suo lavoro senza intervenire. Questo accade anche nell’opera Untitled 2011 – Il Ratto delle Sabine.

Untitled 2011 - Il Ratto delle Sabine
Untitled 2011 – Il Ratto delle Sabine © Artribune

Alla Biennale d’Arte del 2011 Fischer presenta la monumentale scultura-candela rappresentante Il Ratto delle Sabine del Giambologna. L’enorme scultura viene collocata nella meravigliosa cornice delle corderie dell’Arsenale. Dietro la scelta di questo soggetto non c’è un motivo di ammirazione per il Giambologna, al quale Fischer preferisce il Bernini, oppure una motivazione storica, e nemmeno un interesse per le dimensioni delle sculture. L’artista decide di utilizzare questo soggetto dopo aver guardato almeno mille sculture diverse. Fischer sostiene: “Questa di Giambologna mi sembrava perfetta. Non ha emotività, non è né troppo famosa né troppo sconosciuta. Non è nemmeno troppo grande e le figure hanno un tasso di passione e desiderio molto basso”.

Forse la scelta di una figura non troppo nota è dovuta anche al vero interesse di Fischer: mettere in scena il processo; questa messa in scena è possibile se l’opera sulla quale l’artista interviene non attira troppo l’attenzione del pubblico per il soggetto che rappresenta; così facendo lo spettatore si concentrerà maggiormente sull’azione del fuoco che scioglie la cera, quindi sulla tecnica utilizzata dall’artista ed in secondo momento sulla scultura utilizzata per rendere visibile il processo.

E’ come se Fischer volesse trasformare la perfezione tecnica del Giambologna in “imperfezione” attraverso un processo di metamorfosi (è l’artista stesso a dirci di curare l’imperfezione di ogni sua opera).

Ci sarebbero molte cose da aggiungere, ma concludo dicendo che l’opera di Urs Fischer è caratterizzata dai concetti di movimento, mutevolezza e flusso, e dall’utilizzo di strategie tese a evitare che la forma o il significato ad un certo punto si cristallizzino.

L’arte di Fischer è un’esperienza del tempo e della memoria.

Francesca B.

P.S. Questo articolo era già stato pubblicato in data 9/12/2019 nel mio vecchio sito.

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